lunedì 26 dicembre 2022

I virus batteriofagi: una splendida storia!

 L'India era il gioiello della corona britannica e tra gli scienziati inviati in questa terra non possiamo non considerare Ernest Hankin, che arrivò al porto di Bombay nel 1891. Hankin era un batteriologo per le autorità coloniali.




https://twitter.com/pills_ofscience/status/1603690438191640576

Il suo compito era proteggere le truppe britanniche dalle malattie infettive, in particolare il colera. Il colera è causato da un batterio, V. cholera, trasmesso attraverso l'acqua e cibi contaminati.

Gran parte del lavoro di Hankin consisteva nella raccolta di campioni d'acqua in modo da poter monitorare le epidemie di colera nelle città e villaggi. Da appassionato nuotatore e abile barcaiolo, queste spedizioni erano un vero e proprio divertimento e una leggerezza.



Hankin sentì strane voci sulle acque del fiume Gange: un'acqua così pura da contrastare il famigerato colera, malattia spesso letale. Ma quando vide l'acqua scura del fiume, migliaia di persone lavarsi in esso e cadaveri bruciati lungo le sponde ebbe un sussulto.

Quelle voci non potevano raccontare un qualcosa di vero, specialmente avendo appena visto cosa accadeva in quelle acque. Per un batteriologo formatosi a Cambridge non c'era altro da fare che indagare e analizzando le acque confermò uno schema che aveva notato sin dall'inizio.

La sua prima sorpresa fu che c'erano molti meno batteri per litro che nei principali fiumi europei. Ecco che Hankin iniziò a coltivare batteri del colera nell'acqua del fiume Gange e, inspiegabilmente, i batteri non potevano crescere.

Hankin ebbe un'idea: fece bollire l'acqua e solo dopo tale azione i batteri potevano crescere. Poteva essere solo un qualcosa di biologico a ostacolare la crescita dei batteri. Filtrando l'acqua non trovò altri batteri che potessero rappresentare un deterrente per la crescita.

Quel qualcosa che impediva ai batteri del colera di crescere doveva essere molto più piccolo perché potesse passare attraverso i filtri.
Hankin non scoprì cosa fosse e dobbiamo andare avanti di un po' di anni, in Messico, per avvicinarci alla soluzione del mistero.

Nel 1910 lo Yucatan fu infestato da sciami di locuste. Fu un vero e proprio disastro per i raccolti e il rischio di una carestia era tangibile. Ecco che incontriamo un nuovo scienziato, questa volta canadese, il microbiologo Felix D'Herelle.



Anche lui si trovò davanti a un mistero molto particolare e, per certi versi, simile. Interi campi devastati dalla voracità delle locuste ma un punto particolare in cui molte delle locuste giacevano morte a terra. La curiosità di d'Herelle non si fece attendere.

Esaminando le locuste morte scoprì che erano state infettate da un batterio, il Coccobacillus acridiorum. Questo batterio poteva essere sfruttato a proprio vantaggio per fermare la furia delle cavallette? Con questo spirito battagliero, d'Herelle coltivò i batteri in laboratorio.

Il suo piano funzionò egregiamente: le locuste potevano essere infettate non appena venivano messe vicino ai batteri. La malattia si rivelò così contagiosa che si poteva agire anche spruzzando i batteri sulle piante che potevano essere devastate.

Con tale pratica di controllo si riuscì a fermare la distruzione dei campi nello Yucatan. Fu un vero e proprio trionfo ma un qualcosa di strano e particolare stava accadendo nel suo laboratorio dove coltivò i batteri. Questi crescevano ma non in alcuni punti.

Lo scienziato scrutò al microscopio questi punti ma non trovò nessun batterio. Infilando un ago in un punto senza crescita di batteri per poi toccare un punto dove i batteri erano cresciuti notò un fatto per certi versi agghiacciante.

Si potevano sviluppare nuovi punti senza batteri, come se i punti senza crescita infettassero i batteri con una malattia mortale e sconosciuta. Anche D'Herelle non indagò ulteriormente ma il mistero aveva i giorni contati, in questo caso possiamo dire anni contati.

Perché alcuni anni dopo, in Inghilterra, Frederic Twort stava lavorando per trovare un mezzo per coltivare il virus vaccinico per la vaccinazione contro il vaiolo. Alcune colture non sono perfette perché infettate da stafilococchi che possono essere molto pericolosi.




Twort iniziò a sperimentare colture di stafilococco e nel 1915 trovò un qualcosa di straordinario. Osservando i batteri vide dei punti privi di crescita e l'effetto mortale battericida poteva essere trasferito a una nuova coltura.

Ma se il campione veniva riscaldato a 60°C l'effetto svaniva. Non poteva essere un batterio. L'effetto fu visto solo con stafilococchi ma non con colture di E. coli o streptococchi. Pubblicò la sua scoperta su Lancet nel 1915, pubblicazione nota come la scoperta dei batteriofagi.

Vi ricordate D'Herelle e la sua impresa contro le locuste? Bene, nel 1915 D'Herelle andò a Parigi (Istituto Pasteur) per lavorare su gravi casi di dissenteria ma quando coltivò i batteri su piastre in laboratorio vide nuovamente le misteriose macchie di batteri morti.

Questa volta il fatto lo spinse a riprendere lo studio sui misteriosi killer di batteri e scoprì che i killer erano virus chiamati batteriofagi (ovvero virus che infettano i batteri). Anni dopo d'Herelle ebbe l'idea di utilizzare questi virus per combattere infezioni batteriche.


La ricerca ebbe numerosi alti e bassi ma l'uso di questi virus fu un successo in tanti casi diversi. La terapia con questi virus non è semplice e i casi devono essere selezionati accuratamente prima dell'inizio del trattamento.

L'interesse per questa terapia aumentò negli ultimi anni del 20° secolo, contemporaneamente alla crescita dei batteri resistenti agli antibiotici. Potrebbe essere utilizzata contro queste resistenze. Il cambiamento si ebbe nel 2016.

Due ospedali negli Stati Uniti usarono questi virus per salvare due pazienti quando gli antibiotici non potevano avere alcun effetto. Nel 2018 venne fondata la IPATH che tratta i pazienti con infezioni multiresistenti potenzialmente letali con i fagi (virus).

La ricerca va avanti e nuove terapie vengono sviluppate sfruttando questi virus per combattere numerose condizioni di salute. Negli USA ad esempio prende il via una sperimentazione per valutare l'efficacia dei batteriofagi contro infezioni antibiotico - resistenti in pazienti con fibrosi cistica. La medicina ha molto interesse per questi virus, nostri potenziali alleati contro i batteri resistenti a numerosi antibiotici. Dita incrociate e per adesso, grazie fagi! Spero vi sia piaciuto e spero di potervi dire le novità future in questo campo.


https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(01)20383-3/fulltext



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